IL VINO
BRAMATERRA D.O.C.
(Riconoscimento Aprile 1979)
Nasce dalla combinazione di quattro vitigni:
• Nebbiolo 50/70%;
• Croatina 30/20%;
• Bonaria (uva rara);
• Vespolina 20/10/%.
Caratteristiche:
Colore: rosso granato brillante, tendente all’aranciato
con l’invecchiamento.
Profumo: intenso, etereo, insistito (sentori di viola,
lampone).
Sapore: asciutto, vellutato, gradevole sottofondo amarognolo
e di goudron; grande carattere.
Gradazione alcolica minima
complessiva: 12°.
Invecchiamento minimo per legge: due anni dei quali 18
mesi in botti di rovere. Qualora sia sottoposto ad un periodo d’invecchiamento
superiore ai tre anni di cui due in botti, è qualificato Riserva
di Temperatura di servizio: in bicchieri di cristallo tra 18° e 21°
C.
Abbinamenti: panissa, brasati, arrosti,
bolliti, selvaggina, formaggi stagionati.
La zona di produzione è ristretta e riguarda la
fascia collinare che da ovest a est comprende i comuni di: Masserano,
Brusnengo, Curino, Rosaio, Sostegno, Villa del Bosco e Lozzolo.
Un territorio formatosi cinquanta milioni d’anni fa dallo scioglimento
dei ghiacciai, caratterizzato da una quasi mancanza di calcare, ricco
di ferro e una particolare acidità del terreno che privilegia fra
tutti i vitigni del Nebbiolo dando forza ed eleganza ad un formidabile
vino.
Cenni storici:
Il vino dei sette paesi che producono il Bramaterra nella zona collinare,
sopra le baragge, dominata dal Monte Rosa, risale ad un periodo molto
lontano, quando i servi della gleba, diventati liberi, si stabilirono
sulle alture dove ora si produce il Bramaterra e piantando la vite capirono
di produrre un vino migliore di quello prodotto in pianura.
La qualità, la fama della viticoltura e l’enologia di queste
colline sono attestate da una serie di documenti che risalgono al secolo
XI.
Fu proprio con il nome di “Vino di Masserano” che l’attuale
Bramaterra fa capolino nella storia.
Così apprendiamo che, nell’anno 1152, l’imperatore
Federico con un diploma concesse le vigne di Curino al vescovo di Vercelli
e nell’atto di pacificazione tra Guelfi e Ghibellini è assicurato
al comune di Vercelli l’imposta del dazio sul vino esportato dalle
colline del Rosaio, Masserano e paesi limitrofi.
Per quanto concerne il termine Bramaterra si dice che esso voglia significare
l’affinità, in altre parole la vocazione agricola di questo
territorio.
In una pergamena dell’8 Novembre 1447 compare per la prima volta
il nome Bramaterra in faccende di transazione tra Rosaio, Lozzolo e Sostegno.
Il vino della zona è sempre stato particolarmente
gradito alla curia vercellese tanto che in passato lo si chiamava “Vino
dei Canonici”.
Attraverso gli scritti che continuano fino ai giorni nostri, appare evidente
che i Comuni ove si produce il Bramaterra costituirono già nei
secoli passati un’unità territoriale piuttosto omogenea anche
perché si tratta di un territorio unificato da geologia, pedologia,
clima e situazioni storiche, sociali ed economiche simili. |