storia della città


Il paese perse importanza e allo scoppio della
Seconda Guerra Mondiale la popolazione diminuì ancora.

Durante la Resistenza, Masserano si trovò esposto ai rastrellamenti nazi-fascisti ed al transito dei distaccamenti partigiani delle Brigate Garibaldi. Per rappresaglia i nazi-fascisti minacciarono una volta di bruciare il paese ed un'altra imposero il pagamento di una taglia di un milione di lire. Diversi Masseranesi: soldati, civili, partigiani risultano tra caduti e dispersi. Nell'immediato dopo guerra riprese vita il fenomeno dell'emigrazione, si costituirono nel 1948 le ACLI, venne aperto negli anni Cinquanta il Maglificio Zegna che chiuse i battenti nel 1985. Nel 1954 si costituì la Pro-loco che nel seguente anno ottenne il riconoscimento da parte del Ministero. (Storia)

A partire dagli anni Sessanta vennero avviate attività industriali e artigianali nella frazione S. Giacomo, destinata una decina di anni più tardi a trasformarsi anche in centro commerciale. Nello stesso lasso di tempo inoltre la Baraggia, in seguito alla costruzione dell'invaso sull'Ostola, conobbe una ripresa nel settore agricolo con la messa a coltura di vasti appezzamenti; il tutto avvenne non senza polemiche ed opposizioni di chi vedeva in Baraggia la sopravvivenza di una savana europea.

La collina assiste ora ad una lenta riaffermazione della coltura della vite, dopo l'inclusione della zona nel territorio di produzione del D.O.C. Bramaterra e Coste Della Sesia.


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La città di Masserano ha radici antichissime.
Il susseguirsi del tempo ne ha modificato solo lievemente l'impostazione urbanistica, ed ancora oggi è possibile ammirare l'antico borgo e l'architettura dei suoi palazzi.
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