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Per favorire però gli scambi, nel 1340, il Comune di Masserano
ottenne da Vercelli il permesso per un mercato settimanale, da tenersi
su pertinenze del Comune il mercoledì.
La confusione su limiti e portata delle due giurisdizioni portò
all'anarchia: ebbero quindi buon gioco i Fieschi per inserirsi sulla
nostra scena politica.
Scacciati da Genova, dopo la rivolta del 1339, i Conti di Lavagna
giunsero a Vercelli, dove, nel 1343, Emanuele Fieschi divenne Vescovo,
al suo posto inviò però il cugino Papiniano. Costui
si intromise per lucro nelle questioni ereditarie, specie nelle
cause di eredità "ab intestato", così come
avrebbe poi fatto anche il Vescovo successivo, appartenente alla
stessa famiglia, Giovanni.
Quest ultimo, ostacolato da Gian Galeazzo Visconti (feudatario di
Vercelli), fuggì a Biella e poi a Masserano, dove concedette
nel 1378 le "convenzioni" (garanzie sui morti senza testamento),
privilegi e franchigie. Esse avrebbero costituito le basi dei futuri
statuti.
Nel 1378, giunse in Piemonte Ibleto di Challant, inviato del Conte
Verde Amedeo VI di Savoia, al quale i Fieschi si accostarono dopo
che il borgo aveva giurato fedeltà ai Visconti.
L'altra parte del territorio soggiaceva ancora ad un Fieschi, Niccolò,
che
rivendicava per sé i diritti acquisiti da Giovanni, nel 1370.
Egli, temendo l'espansione dei Visconti, si accostò ai Savoia
che gli assicurarono l'autorità su Masserano e sulle terre
annesse, in cambio di prestazioni di aiuto reciproco.
continua... |
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