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Al Vescovado di Vercelli accedette Ludovico Fieschi, nipote di Giovanni,
che Papa Bonifacio IX, con bolla del 1394, investì dei castelli
di Masserano, Crevacuore, Moncrivello, etc., staccandoli dal dominio
della Chiesa Eusebiana. Tali terre passarono così nelle mani
dei figli di Niccolò: Antonio e Giovanni.
In particolare Antonio ed i suoi eredi furono riconosciuti legittimi
proprietari delle terre suddette. L'eredità era trasmissibile
in linea maschile e la contropartita consisteva nel pagamento di
un falco all'anno, da consegnare a Roma al Pontefice nel giorno
dei SS. Pietro e Paolo. In questo modo i Fieschi diventarono Vassalli
Maggiori della Santa Sede.
Poiché il potere politico giungeva dall'alto, il consiglio
di Credenza di Masserano farà riconfermare ad ogni nuovo
Signore le convenzioni e ne chiederà spesso di nuove.
All'inizio del XV sec. le popolazioni Piemontesi, angariate dai
Fieschi, ricorsero per protezione ai Savoia; dall'altra parte anche
le pretese fiscali del Comune di Vercelli suscitarono rivolte in
ben 43 paesi, tra cui Masserano, per le divergenze sorte tra le
famiglie Tizzoni e Avogadro. Antonio Fieschi approfittò della
situazione di caos per far cessare la doppia giurisdizione su Masserano:
nel 1421 il borgo divenne indipendente da Vercelli.
Nel 1422 i Consoli di Masserano, Antonio Giudazio e Tibaldino Cerruto,
ottennero dai Fieschi una transazione che conteneva privilegi per
il popolo. L'unità territoriale, finalmente raggiunta, avrebbe
dovuto apportare migliorie economiche a tutti i ceti sociali, ma
i Fieschi perseguirono ancora una politica di ingrandimento territoriale
e di difesa dei loro antichi privilegi e diritti.
continua...
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