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Vittorio Amedeo di Savoia, figlio di Carlo Emanuele III, ordinò
la distruzione della rocca nel 1617. Firmata la pace tra Spagnoli
e Savoia, Francesco Filiberto F. F. venne reinsediato nel feudo
da Papa Paolo V Borghese.
Egli approfittò della sua posizione per imporre nuove tasse
(sul focatico per esempio) e per trasformarsi in malfattore.
I Masseranesi ricorsero a Roma. Il Delegato Apostolico R. Bernardo
Ratti dovette raccogliere le denunce dei misfatti del Principe,
minacciato di scomunica e sottoposto ad atti di sabotaggio. Guidò
la lotta clandestina Orazio Bianco ed il feudatario venne accusato
di vari reati: usurpazione di beni ecclesiastici, imposizioni eccessive,
coniazione di monete false e di bassa lega, omicidi, stupri e tirannia.
Una prima rivolta di sudditi scoppiò nel 1623 a Crevacuore,
dove venne ucciso l'erede Carlo; una seconda a Masserano, il 2 luglio
1624 che vide il Castello nuovo saccheggiato e distrutto. I borghigiani
invocarono la protezione sabauda.
Il principe fuggì e nel 1629 morì. Gli succedette
il figlio, Paolo Besso F.F. (1608-1667). Costui, non ritenuto colpevole
dei reati ascritti al padre, venne reintegrato come Principe dal
Papa, Urbeno VIII Barberini, e strinse legami coi Savoia anche mediante
un accordo per il commercio, per la sicurezza annonaria e militare,
malgrado il Governatore Apostolico Giacinto Gardella cerasse di
fomentare rivolte per spadroneggiare. Il nuovo Principe concedette
nel 1632 diciassette nuovi articoli ai Masseranesi.
continua... |
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