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Iniziò il declino del potere diretto dei Ferrero-Fieschi
e aumentò il desiderio di autonomia del Comune: i Ferrero-Fieschi
si trasferirono quasi stabilmente in Spagna, per cui Masserano venne
coinvolta nella questione della successione spagnola e vide le sue
terre invase e saccheggiate dai Francesi. Poiché le truppe
erano a carico della Comunità si accrebbe l'indebitamento
del Comune che fu costretto a chiedere prestiti a privati cittadini
e a forestieri. Sconfitti i Francesi a Torino nel 1706, i Masseranesi
si agitavano e Clemente XI nominò quale Commissario Pontificio
l'Abate Flavio Barbarossa. Il carosello dei Commissari o Governatori
Apostolici fu rapido: essi partecipavano in genere ai Consigli Comunali
come osservatori e vedevano spesso perpetrati abusi. Il Barbarossa
fu l'unico che osò denunciare le malefatte del Consiglio
Comunale i cui membri erano eletti a vita e legati spesso da rapporti
di parentela.
A Carlo Besso succedette, nel 1720, Vittorio Amedeo Ferrero Fieschi
(1687-1743), aiutante militare di Filippo V di Spagna, che sposò
Giovanna Maria Caraccioli, dama di compagnia della regina di Spagna.
Dopo aver fallito in diplomazia, si ritirò dalla politica;
ricevette riconferme della sua investitura nel feudo avito da parte
di Carlo Emanuele III di Savoia nel 1731 e da Papa Clemente XII
Corsini nel 1738, anno di un ennesimo tumulto dei Masseranesi.
Malgrado le riconferme, il titolo era privo di importanza, in quanto
fin dal 1736 il Papa aveva deputato il Re Carlo Emanuele di Savoia
a Governatore di Masserano: tra breve i Savoia avrebbero imposto
una legislazione unitaria in tutto il Piemonte.
continua...
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